giovedì 29 ottobre 2015

Il DDL 1628 sul Cognome dei Figli nell’allegro Paese dei Balocchi

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Come ridurre in perfetto silenzio l’impatto innovativo di una Legge
L’Italia e il condizionamento emotivo delle donne (e degli uomini)
di Iole Natoli


martedì 27 ottobre 2015

Mantenere l'obbligo del COGNOME MARITALE per LA DONNA viola gli artt. 8 e 14 della CEDU - Lettera al Quirinale

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Iniziative per la Legge sul Cognome al Senato (DDL 1628)
LETTERA aperta al Presidente della Repubblica
di Iole Natoli


Il 23 Ottobre ho inviato una lettera al Presidente della Repubblica, pregandolo di leggere la Petizione “Reintrodurre il nuovo 143-bis opportunamente integrato nel DDL 1628 sul cognome: mantenere l'obbligo del cognome maritale per la donna viola gli artt. 8 e 14 della CEDU”, di cui non potevo riportare il testo integrale per limiti di spazio.
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sabato 28 marzo 2015

Il DDL 1628 al Senato e l’art.143-bis codice civile, o DEL “PATRIARCATO VIVENTE” NELLE LEGGI


SCHIAFFO ALLE DONNE nel 143-bis in vigore che viola gli artt. 14 e 8 della CEDU
di Iole Natoli
Quando nel marzo del 1980 pubblicavo sul quotidiano palermitano L’Ora il mio scritto dal titolo “Ma è proprio obbligatorio il cognome del marito?” (-->) non immaginavo certo che del 143-bis, ovvero dello schiaffo alle donne, avrei dovuto scrivere ancora nel marzo del 2015.
Aggiungo adesso, a quanto esposto giorni fa in una mia relazione (-->) e nella petizione conseguente lanciata il 23 marzo su change.org, alcune considerazioni di giornata, richiamando la sentenza di Strasburgo del 7 gennaio 2014 sul caso italiano Cusan - Fazzo.


martedì 24 marzo 2015

PETIZIONE / Reintrodurre il nuovo 143-bis opportunamente integrato nel DDL 1628 sul cognome


Mantenere l’obbligo del cognome maritale per le donne viola gli artt. 8 e 14 della CEDU - di Iole Natoli
La Petizione è già stata presentata al Senato il 24 Settembre 2015. Nella stessa data ha ricevuto il n. 1493, è stata annunciata durante la seduta n. 511 ed è stata assegnata alla Commissione Giustizia. 
Chi volesse continuare a firmare potrà farlo ugualmente sul sito di Change.org (->∆).

martedì 17 marzo 2015

COGNOME DEI FIGLI / Riflessioni sull’A. C. 2517 (XVII Legislatura) dell’onorevole Marilena Fabbri


NOMINALMENTE PRESENTI MA ABORTITI I CONTENUTI DELLA PROPOSTA TARDIVA - NON SUPERFLUO ANALIZZARNE IL PERCHÉ
di Iole Natoli
Il 4 febbraio del 2014 venivano annunciate alla Camera e assegnate alla Commissione Giustizia (->∆) due mie successive petizioni sul cognome dei figli - l’una sul solo doppio cognome (->∆), l’altra che introduceva l’opzione del cognome unico, materno o paterno (->∆) - centrate entrambe sul criterio della prossimità neonatale, enucleato già in un mio scritto del 5 giugno 2013 (->∆), e sul rispetto di un’ampia possibilità di scelta da parte dei figli maggiorenni.

sabato 14 marzo 2015

POLITICHE DI GENERE / Questioni di Educ-azioni


Milano - Venerdì 20 marzo 2015 - Corso Magenta, 59

Sala Conferenze PARLAMENTO EUROPEO, h 16.00 - 18.00

POLITICHE DI GENERE / Questioni di Educ-azioni
Intervengono
Rosalba Perini, Laura Onofri, Iole Natoli
Francesca Guerisoli, Pia Locatelli
Ingresso libero
Se Non Ora Quando & Fondazione Zaninoni in occasione delle iniziative promosse dall'Ufficio Informazione di Milano del Parlamento Europeo promuovono un incontro per conoscere e diffondere le iniziative di valorizzazione del ruolo delle donne nella delle donne nella scuola e nel settore educativo

sabato 3 gennaio 2015

Conferenza "L’ITALIA E IL COGNOME MATERNO" alla Biblioteca Vigentina di Milano, con Iole Natoli


«Quali che siano le regole della moralità, la cancellazione di una genealogia nell'altra è una colpa etica
che perverte lo spirito del popolo, dei popoli, ed impedisce il costituirsi 
di un'etica della coppia» (Luce Irigaray, Sessi e genealogie).


DAL SITO "LE MATRIARCALI" / MATRILINEARITÀ E GENEALOGIE


IL COGNOME MATERNO E “LA NORMA”
di Iole Natoli

È esperienza comune che in Italia i figli vengono registrati all’anagrafe con il solo cognome paterno, se nati nel matrimonio o se riconosciuti contestualmente da madre e padre nel caso di genitori non sposati.
Su tale abuso perpetrato dallo Stato molte donne ancora oggi si astengono dal riflettere, senza accorgersi di rendersi complici in tal modo di un messaggio estremamente dannoso, che per questa via viene trasmesso all’infanzia. La patronimia, infatti, insegna ai maschi che solo essi possono dotare di riconoscibilità nominale la prole, quasi avessero essi soltanto la dignità sociale sufficiente per farlo. Alle femmine trasmette, per converso, un messaggio di inferiorità manifesta, una sorta di incapacità giuridica che vieta loro di soddisfare la necessità del figlio di essere dotato di un cognome, mediante il quale strutturare la propria identità personale ai propri occhi e a quelli del mondo, dichiarando la propria area familiare di appartenenza.
Ma sulla base di quale presupposto le società patriarcali hanno operato tale stravolgimento di ogni logica che si basi sui fatti di natura, ai quali invece strettamente si attengono le società matriarcali viventi che ancora adottano la matrilinearità del cognome?
(Vai all’articolo ->∆)